La scienza è oggi una componente strutturale dello sviluppo e delle decisioni pubbliche, con implicazioni importanti sulla vita collettiva. Eppure, gli strumenti culturali per comprenderla e discuterne democraticamente restano fragili e disomogenei. Il dialogo tra Dubini e Galli nasce da questa constatazione e riflette su come integrare la scienza nella sfera pubblica in modo democratico, senza delegarla ai soli esperti ridurla a tecnocrazia.
La scienza progredisce a piccoli passi, possiede verità relative e ammette fallibilità: riconoscerlo significa comprendere che le decisioni pubbliche fondate su evidenze scientifiche richiedono ai cittadini non l’adesione acritica ma il discernimento. La cittadinanza scientifica non ci trasforma in scienziati ma ci mette in grado di esercitare un giudizio critico. Musei scientifici, scuole e università diventano infrastrutture civiche essenziali, capaci di alimentare curiosità e competenze interpretative lungo tutto l’arco della vita. Senza dimenticare che scienza e democrazia si fondano su principi comuni: fedeltà alla ragione, trasparenza, apertura alla critica, riconoscimento dell’incertezza. Solo abitando questa complessità senza semplificazioni è possibile costruire un futuro in cui il divenire del mondo diventa responsabilità condivisa.