Egea

Diplomazia delle città

Attraverso il racconto di esempi concreti – da Milano a Malmoe, da Barcellona a Kigali – lo studioso Lorenzo Kihlgren Grandi spiega come e perché i centri urbani stiano diventando protagonisti dello scenario economico e sociale internazionale, generando un impatto tangibile su un mondo sempre più complesso.


Milano e Quelimane, in Mozambico, collaborano per migliorare la gestione dei rifiuti della città africana. Bologna e Barcellona, invece, hanno unito le forze per condividere informazioni sull’utilizzo dei “gemelli digitali” al fine di elaborare modelli virtuali delle due città, costruiti registrando dati tramite una rete di sensori. Malmoe, in Svezia, valorizza le buone pratiche enogastronomiche coltivate grazie alla sua straordinaria diversità etnica con la rete Délice, le cui 32 città appartenenti (spalmate su quattro continenti) cooperano per promuovere l’utilizzo del buon cibo come strumento di sviluppo economico, public branding e fonte di benessere per tutti i cittadini. E che dire di Lilla, in Francia, che in seguito alla nomina di Capitale della cultura europea è riuscita a invertire il proprio declino economico dovuto alla deindustrializzazione, diventando un centro culturale di rilevanza internazionale? O della sorprendente capacità di innovazione di Accra, Kigali, Lagos, Lusaka, Monrovia e Nairobi, che grazie alla possibilità di fare rete stanno emergendo come poli mondiali di sviluppo nell’ambito delle smart city?

Sono solo alcuni esempi – concreti – delle potenzialità della “Diplomazia delle città”, tema al centro del nuovo saggio di Lorenzo Kihlgren Grandi. Tra i principali esperti della materia – che insegna alla Columbia University, a Sciences Po e all’École Polytechnique di Parigi – Kihlgren Grandi spiega come stia cambiando il ruolo dei Comuni sullo scenario mondiale, con sempre più centri urbani capaci di affermarsi come motori di cambiamento locale e globale pur senza avere ancora ottenuto ufficialmente l’agognata “sedia al tavolo globale” a fianco di Stati e organizzazioni internazionali.

Per la prima volta nella storia umana, d’altronde, oggi la maggioranza della popolazione umana (il 55%) vive nelle città, risultato frutto della rapida urbanizzazione avvenuta a partire dal 1950, quando il 70% delle persone viveva in aree rurali.
Uno studio della Banca Mondiale sulla competitività economica delle 750 più grandi città del mondo ha rivelato che il 5% di esse ha ricevuto l’equivalente degli investimenti diretti esteri del restante 95%, e che una città su dieci ha registrato una crescita media annuale dell’occupazione del 9,2%, a fronte dell’1,9% delle restanti. Una polarizzazione resa ancora piu palese dal fatto che l’economia delle città più ricche corrisponde ormai a quella di economie nazionali di medie dimensione: l’economia di Tokyo equivale a quella della Corea del Sud, New York genera il Pil della Spagna o del Canada, Londra quello dei Paesi Bassi.
Onori e oneri, però, perché le città portano sulle proprie spalle anche alcune delle croci più pesanti del nostro tempo. Con oltre il 90% di casi riscontrati nelle città, il Covid- 19 si è dimostrata la pandemia urbana per eccellenza. I centri cittadini costituiscono poi la principale fonte di inquinamento a livello mondiale: pur coprendo meno del 2% della superficie terrestre, le aree urbane rappresentano fra il 60 e l’80% dei consumi energetici e generano il 70% dei gas a effetto serra prodotti dall’uomo. Una tendenza che – senza una netta inversione di rotta – sembra destinata a peggiorare di anno in anno.

È anche per rispondere a queste e alle tante sfide di una realtà sempre più complessa che gli enti locali di tutto il mondo stanno cercando di unire le forze e creare nuove sinergie, sfruttando tutti gli strumenti a propria disposizione (atti pattizi, reti, progetti bilaterali o multilaterali, eventi internazionali, campagne di advocacy). In quest’ottica il libro fornisce un’analisi esaustiva e accessibile delle logiche, della portata e delle prospettive della diplomazia delle città, soffermandosi su ciascuna delle sue sette dimensioni principali: cooperazione allo sviluppo, promozione della pace, sviluppo economico, innovazione, ambiente, cultura e migrazioni.

Grazie alla propria esperienza di docente universitario e consulente strategico presso Comuni e reti di città, Kihlgren Grandi offre uno sguardo inedito sulle relazioni internazionali e fornisce indicazioni concrete su come realizzare il pieno potenziale delle città.
“Le città”, spiega l’autore, “dimostrano quotidianamente la propria capacità di costruire dialoghi internazionali coerenti e proficui tra una molteplicità di identità, risorse e specificità locali. In un contesto caratterizzato da estrema volatilità, attriti e controversie, l’azione delle città presenta tutti i requisiti necessari a esercitare un impatto stabilizzante, pragmatico e orientato al miglioramento del benessere dei cittadini. I sempre piu delicati equilibri delle relazioni internazionali, insieme alle sfide senza precedenti che l’umanita sta affrontando, invocano un coraggioso sforzo di creatività istituzionale volto a costruire un nuovo quadro di governance internazionale in grado di integrare a pieno titolo il contributo unico e prezioso delle città nella definizione di un futuro migliore per tutti”.


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